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Trading per esperti: guida agli indicatori che possono fare la differenza

Quando si parla di trading, affiancare l’analisi tecnica non è un’opzione ma è la base di ogni strategia che si deciderà poi di applicare. Lo scopo degli indicatori, come è noto, è quello di aiutare il trader a identificare certi segnali utili o certe tendenze all’interno del mercato, così da poter prevedere se sia il momento migliore per vendere o acquistare. Del resto, gli indicatori non sono altri che dei calcoli matematici rappresentati visivamente come dei tracciati sui grafici dei prezzi.

Esistono differenti tipo di indicatori, che a livello di macro categorie si possono suddividere in Leading e Lagging. I primi sono quelli principali e aiutano il trader ad anticipare le tendenze future, mentre i secondi lavorano sugli eventi passati sempre in funzione di prevedere le tendenze future. Con il passare del tempo, e l’aumentare dell’esperienza, la maggior parte dei trader finiscono per utilizzare un numero limitato di indicatori, spesso sempre gli stessi, quali che si ritiene di saper leggere con maggiore efficacia e da cui si ottiene maggiore supporto.

In questo articolo ne analizzeremo 5 tra quelli che si ritiene possano fare la differenza, seguendo le indicazioni del portale specializzato www.forexbrokeritalia.com. Per alcuni saranno uno spunto di riflessione per un futuro utilizzo, per altri strumenti già in uso, del resto va ribadito che gli indicatori sono qualcosa di molto personale.

Media Mobile Esponenziale (EMA)

In inglese definito Exponential Moving Average (EMA), questo indicatore va a braccetto con la Media Mobile Semplice, uno degli indicatori più utilizzati da tutti i trader. A differenza di quest’ultima, che comunemente lavora meglio su range di 50 o 200 giorni, la media mobile esponenziale è molto più sensibile alle informazioni recenti. Spesso questo indicatore viene utilizzato a supporto di altri indicatori per confermare le analisi predette con questi ultimi. I range più utilizzati sono quelli a 12 e 26 giorni ma non sono rari i casi di utilizzo a 50 o 200 giorni, che molti ritengono superfluo in quanto la caratteristica della Media Mobile Esponenziale è la sua reazione alle più recenti variazioni di prezzo. Si ottiene esattamente come la media semplice, ovvero dividendo il prezzo di un certo intervallo di tempo diviso il numero di punti che vogliamo inserire nella rappresentazione grafica. Nella media esponenziale viene dato un peso maggiore ai punti più recenti.

L’indicatore RSI

In inglese si definisce Relative Strength Index (RXI). In questo caso siamo di fronte ad uno degli indicatori classici del trader tanto che gli stessi broker lo forniscono gratuitamente a disposizione di chiunque. Viene utilizzato per cogliere segnali dagli eccessi di vendita o dagli eccessi di acquisto. Se letto correttamente, consente di capire se una certa tendenza abbinata ad un certo titolo azionario stia iniziando o se sta entrando in una fase di conclusione. La lettura per il trader meno preparato non è complessa in quanto si tratta di valutare se l’indice sia più o meno alto. Quanto più è alto il valore di RSI più significativi sono i volumi di scambio, più è basso meno significativi sono i volumi.

Ichimoku Cloud

Decisamente più avanzato e sicuramente più complesso alla lettura è l’indicatore Ichimoku Cloud. Ideato intorno al 1969, l’utilità di questo indicatore consiste nella sua capacità di offrire una serie di dati all’interno di un unico grafico. Questo è ciò che si evince anche traducendo dal giapponese la parola Ichimoku che in italiano suonerebbe come Diagramma di Equilibrio ad un singolo sguardo. È costituito da 5 linee grafiche mostrano i livelli di supporto e resistenza, nonché lo slancio e la direzione di tendenza. Solitamente i trader lo utilizzano per ottenere molte più informazioni di quelle fornite da un normale grafico a candele. I trader utilizzano Ichimoku Cloud per raccogliere più informazioni di quelle fornite da un normale grafico a candele. Tuttavia il suo potenziale è maggiore se utilizzato in abbinamento ad altri strumenti di ricerca. Non è pensabile realizzare un’analisi tecnica fermandosi all’indicatore Ichimoku, per quanto completo possa sembrare.

Oscillatore Stocastico

Molto apprezzato dai trader meno convenzionali è l’oscillatore stocastico (stochastic oscillator). Si tratta di un indicatore che confronta nel tempo uno specifico prezzo di chiusura di un’attività con una gamma dei suoi prezzi nel tempo. È uno strumento di analisi algoritmica e utilizza una scala da 0 a 100. Una lettura inferiore a 20 rappresenta generalmente un mercato ipervenduto e una lettura superiore a 80 un mercato ipercomprato. Per una lettura più approfondita, l’oscillatore stocastico è costituito da 4 elementi fondamentali: una linea di media mobile, una linea che mette in relazione il prezzo di chiusura con un certo range di prezzo entro un dato periodo, la Livellatura ovvero un parametro utile al calcolo dell’Oscilattore e i due assi orizzontali con valore 80 e 20.

Le Bande di Bollinger

Ai canali rialzisti e ribassisti si rivolge anche L’indicatore Bande di Bollinger. Questo fornisce un intervallo entro il quale viene normalmente scambiato il prezzo di un’attività. La larghezza della banda aumenta e diminuisce per riflettere la recente volatilità. Le Bande di Bollinger misurano la deviazione standard del prezzo, ovvero lo spostamento rispetto della quotazione rispetto al prezzo medio. Lo spostamento di un prezzo continuamente al di sopra o al di sotto dei parametri della banda, si possono ricavare segnali rialzisti o ribassisti.


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